Se state organizzando un viaggio in Uzbekistan, probabilmente la vostra mappa è già segnata dalle cupole turchesi di Bukhara e dai monumenti colossali di Samarcanda. C’è però un modo per trasformare il semplice trasferimento tra queste due perle della Via della Seta in una vera avventura: deviare verso il deserto. Noi l’abbiamo fatto. Il viaggio nel deserto del Kyzyl-kum è durato due giorni. Qui abbiamo avuto la possibilità di dormire in una yurta tradizionale in Uzbekistan, non lontano dal confine con il Kazakhistan. Strada facendo abbiamo esplorato la cittadina di Nurata e ci siamo anche rilassate lungo le sponde del lago Aydarkul. Connessione internet? Nessuna! Due giorni di detox digitale li consigliamo a chiunque.
Se vi interessa un Tour privato di 2 giorni nel deserto del Kizilkum simile al nostro lo potete prenotare su Civitatis.
Nurata, tra luce, acque sacre e Alessandro Magno

A circa metà strada tra Bukhara e le dune del deserto del Kyzyl-kum sorge Nurata, una tranquilla cittadina d’oasi che nasconde un passato millenario e un’atmosfera mistica. Non è una semplice sosta tecnica; è un luogo dove la storia si fonde con la leggenda. Si dice che circa 40’000 anni fa un grande meteorite cadde dal cielo illuminando la zona per cento giorni. L’impatto aprì una profonda spaccatura nella roccia da cui sgorgò una sorgente d’acqua curativa. Gli abitanti videro in questo evento un segno divino esclamando “Allah ci ha dato il Nur” (la luce). Da qui deriverebbe il nome Nurata, che significa letteralmente “Padre della Luce” o “Luce del Padre“.
La fortezza di Nur: il faro del deserto

Arrivando a Nurata l’occhio cade subito sulle imponenti rovine di fango che dominano la città. È la Fortezza di Nur, fondata da Alessandro Magno nel IV secolo a.C. La fortezza era un avamposto militare strategico per controllare i confini dell’impero ed era un modello di efficienza incredibile. Un sistema di canali sotterranei (karez) portava l’acqua dalle vicine montagne alla fortezza, e quello che stupisce è che oggi è ancora in parte funzionante. Si può salire fino in cima ai bastioni, lungo scale e sentieri in terra battuta. Se le avete, indossate scarpe con una buona suola. La vista a 360 gradi sulla steppa circostante e sull’oasi toglie il fiato. Un’ultima curiosità: la conformazione della fortezza ricalca la struttura della costellazione dell’Orsa Maggiore.
Il complesso Chashma: i pesci sacri e la fonte miracolosa

Proprio ai piedi della fortezza di Alessandro Magno si trova il cuore spirituale di Nurata: il complesso religioso Chashma, meta di pellegrinaggio per moltissimi fedeli. Ci siamo chieste perché proprio, e le risposte che ci hanno dato sono molteplici. Prima di tutto per pregare presso il mausoleo di Nur-Ata, un santo locale associato alla diffusione dell’Islam nella regione, e chiedere benedizioni, guarigione o protezione. Poi c’è Chasma, la sorgente sacra, e la gente viene per bere o raccogliere la sua acqua, ritenuta benefica e curativa. Lì vivono i pesci sacri, ma chi li tocca o mangia va incontro a pestilenza e morte.
L’esperienza autentica: il pranzo in una casa locale

Entrando a Nurata abbiamo notato diversi ristoranti, ma noi siamo state portate a pranzo in una casa uzbeka tradizionale. Nel cortile della casa una famiglia allargata ha installato diversi tavoli e offre un pranzo tipico a chi si ferma. Non c’è nessuna insegna all’esterno, ci ha portato il nostro autista. C’erano altre persone a pranzo, non solo noi. Abbiamo mangiato insalate buonissime, manti fatti in casa, deliziosi spiedini e bevuto tè verde a volontà. Non smetteremo mai di parlare delle insalate uzbeke: sono una delizia. Chi lo desidera può acquistare dalle famiglie marmellate artigianali e miele locale.
Il deserto del Kyzylkum

Lasciata Nurata, il paesaggio si fa piatto, selvaggio e sabbioso. Finisce la steppa e inizia il deserto del Kyzylkum. Il suo nome significa letteralmente “sabbie rosse”), si estende tra Uzbekistan e Kazakistan ed è l’undicesimo deserto più grande al mondo. Non è un’infinita distesa sabbiosa come il Sahara; qui le dune sono poche e piuttosto basse, intervallate da ampie zone di terra argillosa e dura. E poi c’è la vegetazione. Il Kyzylkum possiede una flora xerofila, adatta alla siccità. C’è un arbusto che si chiama saxaul e che non ha foglie, solo rametti verdi carnosi. Ci sono poi anche cespugli di tamarisco, una pianticella chiamata, la spina di cammello e l’erba di Sedge.
I cavalli del Kyzylkum

Il deserto è pieno di animali, ci hanno detto… molti escono solo di notte, mentre di giorno si vedono solo capre e cammelli bactriani – che hanno due gobbe. Quelli dal Sahara, per intenderci, sono dromedari e di gobbe ne hanno una sola. In ogni caso noi non li abbiamo visti, se non al campo yurte, dove a pagamento ci avrebbero portato a fare un breve giro fra le dune. Abbiamo però visto parecchi cavalli selvaggi, con i loro piccoli. Molti di questi branchi vivono in totale libertà e sono autosufficienti nel trovare cibo e acqua nell’aspro clima del deserto. A appartengono spesso a razze locali resistentissime. Abbiamo potuto ammirarli con calma, abbastanza da vicino: noi guardavamo loro, loro guardavano noi.
Dormire una notte in Uzbekistan in una yurta Kazaka

Nei pressi del lago Aidarkul ci sono parecchi campi yurte, dove pernottare. Dormire in Uzbekistan in una yurta era uno degli highlight del nostro viaggio. La nostra yurta era da 4 persone, con dei letti veri, lenzuola, cuscini, coperte e asciugamani. Non serve portarsi il sacco a pelo. C’è anche una lampadina e una presa per caricare il cellulare, che però non ha campo. I bagni e le docce sono esterni e condivisi, quindi vi servono le ciabattine e una torcia, se quella del telefono è debole. Escursione termica? In maggio non particolarmente, di sera ci è bastata una maglietta a maniche lunghe. Ci avevano detto di portare uno spray anti-zanzare ma non ci è servito.
Il tramonto, il fuoco, il cielo stellato

Il tramonto è il momento magico al campo yurte, e la cena viene servita dopo. Si sale sulle dune e si aspetta che il sole si infuochi e la sabbia si tinga di rosso sangue. Le foto si sprecano, visto che ad ogni minuto il cielo diventa più suggestivo. La cena viene servita a buffet in una struttura di cemento, dove si possono acquistare anche vino e birra. Al campo yurte cena e colazione sono pessime: attrezzatevi. Dopo aver mangiato ci si riunisce attorno al fuoco per ascoltare canti tradizionali kazaki e ammirare il cielo stellato. E si vi state domandando perché Kazaki, ve lo diciamo subito: i kazaki erano nomadi, gli uzbeki storicamente no. Ecco perché la yurta “parla” kazako anche all’interno dei confini uzbeki.
Bagno e relax al lago Aidarkul

Al campo siamo andate a dormire presto nella yurta, per alzarci presto e avere tempo di fare il bagno in un lago dell’Uzbekistan. E infatti sulla via per Samarcanda, abbiamo fatto una sosta sulle rive del Lago Aidarkul. C’è tutto quello che vi può ricordare una vacanza al mare: sdraio, ombrelloni, sabbia, palme (finte). L’acqua è limpida e azzurra: decisamente invitante. Questo specchio d’acqua lungo oltre 250 km è nato per caso. Nel 1969 una devastante alluvione ingrossò il fiume Syr Darya oltre ogni limite e per. evitare che la diga di Chardara crollasse, gli ingenieri aprirono le paratie, deviando miliardi di metri cubi d’acqua verso la depressione salina di Arnasay, creando dal nulla un gigantesco lago artificiale.

