Se state pianificando un viaggio in Uzbekistan e vi state chiedendo se valga la pena di spingersi fino a Khiva, anche solo per un giorno, la risposta è sì. Se Samarcanda è maestosa e Bukhara è colta, Khiva è pura magia di sabbia e maiolica. Questa minuscola città, patrimonio UNESCO dal 1990, è completamente circondata da mura antiche e sembra essere sospesa nel tempo. Fra le sue strade di mattoni e polvere chiara si muove ancora una vita quotidiana discreta, fatta di antiche case, cortili interni, botteghe tradizionali e venditori sorridenti. Cosa vedere a Khiva in un giorno? Tutto e niente. Più si rallenta, più emergono dettagli che al primo sguardo sfuggono: maioliche consumate, legno scolpito, geometrie che raccontano secoli di storia.
Khiva con bambini, si o no?

Ma certo. C’è un però… Se state cercando parchi giochi con scivoli di plastica o parchi a tema tecnologici, Khiva non è il posto giusto. Ma se volete portare i vostri bambini dentro una favola di Aladdin, in una vera e propria macchina del tempo, Khiva è imbattibile. Il motivo principale per includerla nell’itinerario con i bambini è la sua struttura: Itchan Kala (la città vecchia) è totalmente pedonale, chiusa da mura di fango giganti e priva di auto. È un set cinematografico a cielo aperto, sicuro, circoscritto e perfetto per essere esplorato a piedi senza lo stress del traffico. Ci teniamo a dirlo: l’Uzbekistan non è adattissimo a chi viaggia con bambini molto piccoli: tante visite e poche esperienze. Noi lo consigliamo a chi ha figli a partire dai 7-8 anni, prima ci sembra un po’ troppo impegnativo.
Le quattro porte di Khiva

Khiva ha quattro porte, chiamate Darvoza in lingua locale. Sono i quattro varchi monumentali orientati verso i punti cardinali che interrompono i 2,2 chilometri di gigantesche mura in argilla e fango di Itchan Kala. Non erano semplici ingressi: ognuna aveva una funzione sociale, economica o militare ben precisa. Ota Darvoza (la porta Ovest) era considerata l’ingresso ufficiale e protettivo del Khan, direttamente collegato alla fortezza Kunya Ark. Da Palvan Darvoza (la porta Est) entravano le carovane cariche di sete e spezie provenienti dalla Cina e dall’India mentre da Tosh Darvoza (la porta Sud) entravano quelle in arrivo dal Mar Caspio e dai territori dell’attuale Turkmenistan. Infine Boghcha Darvoza (la porta Nord) era l’accesso principale per gli abitanti locali e gli agricoltori con i loro carri carichi di frutta e verdura.
Itchan-Kala, alla scoperta della città vecchia di Khiva in un giorno


Varcare una delle porte monumentali porta di Khiva, significa scivolare attraverso una fessura nel tempo ed entrare ufficialmente a Itchan-Kala (la “Città interna”). Riconosciuta come il più grande museo all’aperto dellUzbekistan e di tutta l’Asia centrale, Khiva è un labirinto calpestato ogni giorno da turisti, artigiani e dai bellissimi giovani sposi Karalpaki. Queste coppie, che arrivano dalla vicina regione autonoma del Karakalpakstan, scelgono i monumenti di Khiva come set fotografico per il loro futuro. Vedere i loro abiti da festa stagliarsi contro le mura di fango cotti dal sole e il blu uzbeko delle maioliche è un’emozione unica. L’ingresso all’Itchan-Kala è gratuito, ma solo per “camminare dentro”. Per visitare madrasse, musei, moschee e monumenti – invece occorre acquistare un pass. La biglietteria principale si trova subito fuori dalla Porta Ovest (Ota Darvoza).
Kunya-Ark, una cittadella nella citta


Subito dopo l’ingresso Ota Darvoza si staglia la maestosa fortezza Kunya-Ark, una cittadella nella cittadella che un tempo ospitava l’amministrazione del Khanato. Dentro il complesso si possono visitare la sala del trono, alcune stanze del palazzo dove il khan incontrava ambasciatori e dignitari, la moschea estiva e quella invernale e la vecchia zecca. Qui si vede una ricostruzione del lavoro degli artigiani e si apprende come venivano battute le monete del regno. Ma c’erano anche le banconote, anzi un tempo si stampavano addirittura sulla seta. Davvero splendide. Se vi interessa potete salire sulle mura (molti lo fanno al tramonto) oppure sulla torre di guardia, per una bella vista panoramica.
Madrassa di Muhammad Rahim Khan

Di fronte alla fortezza Kunya-Arca si trova la Madrassa di Muhammad Rahim Khan. Non è la più spettacolare scuola coranica di Khiva, ma è certamente vasta e elegante. E’ una delle ultime grandi madrasse costruite a Khiva nel XIX secolo, anche se sembra più antica. Fu fatta edificare da Muhammad Rahim Khan II (detto Feruz) ed è strutturata attorno a un cortile interno con grandi portali monumentali e piccole celle per gli studenti. Feruz era un sovrano colto e interessato alle arti, quindi non era solo un governante militare o amministrativo, ma anche una figura che sostenne la produzione culturale e la vita intellettuale del khanato. Durante il suo regno a Khiva vennero promosse attività letterarie, musica e tradizioni locali.
La leggenda del Kalta Minor e la Madrassa di Muhammed Aminhan

La Madrassa di Muhammed Amin-khan e il Kalta Minor (letteralmente il “Minareto Corto”, ora alto 29 metri) non sono semplicemente due monumenti vicini: nascono come un unico, monumentale progetto che – se terminato – avrebbe dovuto ridefinire lo skyline dell’intera Asia Centrale. La leggenda narra che il khan volesse un minareto alto 80 metri per poter guardare dall’alto le cupole di Bukhara (la città rivale) e spiare l’harem dell’Emiro di Bukhara. Questo, venuto a sapere del piano del suo nemico, corruppe segretamente l’architetto, ma il Khan di Khiva scoprì il tradimento. L’architetto scappò nel cuore della notte, lasciando il minareto a metà. Senza i suoi calcoli e la sua guida, nessuno fu in grado di terminare l’opera.
Juma Mosque, la Moschea del Venerdi

Se c’è una cosa che non mi aspettavo di vedere a Khiva, o anche più generalmente in Uzbekistan, era una Moschea del Venerdì apparentemente anonima, almeno all’esterno. Sono rimasta spiazzata. Niente cupole immense e mosaici abbaglianti, solo un edificio basso e anonimo di mattoni di fango. Dentro invece “un segreto millenario, rassomigliante ad una strepitosa “foresta fossile”. Più di 200 colonne di legno di olmo intagliate a mano, nella penombra, alcune risalenti addirittura al X secolo. Come riconoscere le più antiche? L’intaglio? L’usura? Il colore? No, dei sottili cerchi metallici posti attorno ad esse, ad altezza d’uomo. Consiglio pro: cercate la colonna originale più vicina al mirhab. Toccatela con il palmo della mano. Sentite quanto è liscia? E’ l’effetto dei palmi di milioni di fedeli e viaggiatori che, nello stesso identico punto, l’hanno toccata negli ultimi mille anni.
Il palazzo di Tash Auli

Costruito nell’Ottocento come nuova residenza del khan, il palazzo di Tash Auli è un complesso di cortili che separa nettamente harem, spazi di rappresentanza e ambienti di servizio. In pratica, un vero labirinto di oltre 150 stanze e 9 cortili. È celebre per i soffitti riccamente decorati, le maioliche blu densissime e le colonne in legno scolpito, tra le più raffinate di Khiva. Interessante è l’harem, dove su un lato vivevano le 4 mogli legittime e sull’altro le 40 concubine. Vedete al centro del cortile le due piattaforme circolari in mattoni? Lì venivano montate le yurte tradizionali in feltro: durante i mesi invernali, il Khan e le sue donne preferivano dormire nelle tende perché erano molto più facili da riscaldare rispetto alle enormi stanze di pietra del palazzo.
Mausoleo di Pahlavan Mahmud, il pugile


Il Mausoleo del Pugile è quello di Pahlavan Mahmud ed è il luogo più sacro di Khiva. Ha un’enorme cupola turchese e un colorato ed alto minareto. Mahmud, un artigiano che fabbricava cappelli e cappotti di lana, visse tra il XIII e il XIV secolo. Diventò un famosissimo lottatore e pugile, partecipò a tornei in tutto l’Oriente e non fu mai sconfitto. Ma soprattutto era un uomo dal cuore d’oro. La leggenda vuole che, dopo aver vinto un torneo in India, il re locale gli offrì qualunque ricompensa desiderasse. Mahmud chiese la liberazione degli uomini di Khiva che teneva prigionieri e schiavi. Il re accettò a una condizione: avrebbe liberato coloro che sarebbero riusciti a stare dentro la pelle di un mucca. Il pugile, abile sarto, la tagliò e la cucì in strisce così sottili e lunghe da riuscire a recintare un intero gruppo di prigionieri, salvando centinaia di persone.
Madrassa, mercato e caravanserraglio Allakuli Khan

Nel cuore di Khiva, protetto da imponenti volte in mattone, si trova il Tim Allakuli Khan. Non è un semplice mercato, ma una vera e propria galleria commerciale coperta, progettata per proteggere mercanti, carovane e merci preziose dalle temperature elevate del deserto del Karakum. Anche in estate all’interno si stava al fresco, sempre. La frescura iniziava appena arrivati all’adiacente caravanserraglio, visto che le due strutture erano collegate. I mercanti potevano scaricare i cammelli e allestire i banchi senza mai dover uscire all’aperto. Non solo: il mercato e il caravanserraglio erano collegati alla madrassa che porta lo stresso nome. In pratica, quello di Allakuli Khan, era un unico e grande progetto urbano. La data? 1830!
Le statue “folkloristiche”

In giro per l’Itchan-Kala vi imbatterete in alcune curiose sculture urbane in bronzo a grandezza naturale. Riproducono scene di vita quotidiana e tradizioni della Via della Seta. Anzi, se siete con i bambini, cercatele attivamente – piaceranno molto. Noi se abbiamo trovate cinque. La Carovana della Via della Seta: una fila di cammelli carichi di merci guidati dai mercanti. I bambini e l’anguria: una statua che ritrae due bambini con i tipici copricapi tradizionali uzbeki mentre si dividono una fetta di anguria seduti su una panchina. Vecchi amici: anziani in abiti tradizionali, seduti a gambe incrociate, che ridono di gusto tenendo in mano una tazza da tè. I lottatori di Kurash: due lottatori di Kurash impegnati in una sfida sportiva di questa antichissima lotta tradizionale. Musicisti di strada: un gruppo di giovani musicisti intenti a suonare gli strumenti tipici della tradizione uzbeka.
I 4 migliori posti dove ammirare il tramonto a Khiva


Il tramonto a Khiva è spettacolare, da solo vale un viaggio in Uzbekistan. Il punto panoramico più gettonato è la torre di guardia del Kunya-Ark, quindi arrivate un bel po’ prima. Lo stesso discorso vale se intendete godervelo dalla terrazza sul tetto del Terrassa Cafe & Restaurant. Se non prenotate almeno il giorno prima, non troverete posto. Un’alternativa per evitare la folla è la porta Nord: salite sulle gigantesche mura di fango della città e guardate il tramonto da lì. Fate attenzione a non cadere e se siente con bambini scegliete un altro luogo. Noi avviamo scelto una quarta opzione, centrale e non affollata. Si trova in una piazza all’interno della Itchan-Kala, accanto alla scultura dei musicisti di strada. Ci siamo godute un tramonto meraviglioso comodamente sedute su un tapchan di pietra e abbiamo aspettato che il cielo prendesse fuoco..
Arrivare, mangiare, dormire e fare acquisti: informazioni pratiche

C’è la storia, c’è la bellezza… e poi c’è la logistica. Perché ogni viaggio memorabile passa inevitabilmente dalle tre colonne portanti dell’esperienza da viaggiatore: arrivare, mangiare, dormire e fare acquisti. In fondo, la riuscita di un viaggio dipende spesso da dove si posa la testa la notte, da cosa si mette nel piatto e anche da cosa si decide di portare a casa come ricordo. Ecco quindi un paio di consigli per aiutarvi a godere la splendida Khiva senza pensieri.
Come si arriva a Khiva?

Da pochissimo a Khiva potete arrivare con un treno veloce, mentre prima o si prendeva il treno lento o si attraversava in auto un deserto monotono per 6 ore. In alternativa si può arrivare in aereo, con un volo interno da Tashkent. Cìè unaltra opzione, a nostro avviso la migliore, ma dovete organizzarvi bene. Il venerdì sera potete arrivare a Urgench da Milano con un volo diretto Uzbekistan Airways e evitare uno scalo a Istanbul o un volo interno. Urgench dista solo 30 km da Khiva.
Cosa mangiare a Khiva, e dove?

Il piatto più tipico di Khiva, e unico in Uzbekistan, è lo Shivit Osh, ovvero i “tagliolini verdi” della Via della Seta. Il colore? E’ dovuto a tantissimo aneto fresco nell’impasto. Inutile dire che è delizioso. Viene servito assieme ad uno spezzatino caldo di carne (manzo o montone), patate, peperoni e carote, e accompagnata a lato da yogurt o panna acida. Noi li abbiamo mangiati al ristorante Teahouse Mirzaboshi, dove fanno anche cooking class. Al ristorante Terrassa Café a pranzo invece abbiamo mangiato delle deliziose melanzane all’agrodolce.
Cosa comperare di veramente tipico?

Solo a Khiva, se vi interessano, potete acquistare i tipici cappelli maschili di lunga pelliccia bianca (o nera e marrone). Si chiamano Chugirma e si trovano solo nella regione del Khorezm, di cui Khiva è la capitale storica. Se vi interessa anche solo una fotografia, i mercanti ve li lasciano indossare, spesso senza chiedere alcun compenso. Ah, raramente viene accettata la carta di credito. Spesso i mercanti accettano euro, ma se volete l’ufficio cambi, lo trovate accanto all’ufficio del turismo.
Dove dormire?


Abbiamo pernottato appena fuori dell’Itchan-Kala, in una vecchia madrassa trasformata in hotel 3 stelle. Vi lascio il nome Polvon Qori boutique hotel. Il personale è gentilissimo, la colazione discreta e la struttura decisamente piacevole. Le camere sono minuscole, però. Il giardino centrale era pieno di deliziosi gelsi maturi, neri e bianchi. Noi siamo state soddisfatte. più in genrale, consigliamo a tutti di dormire in una madrassa ristrutturata piuttosto che in un hotel. Se preferite, ce ne sono anche all’interno della città vecchia.

