Genova street art: i luoghi da non perdere

street art certosa genova

Quando viaggiamo, oltre alla visite turistiche d’obbligo e ai musei, ci piace scoprire larte urbana. Recentemente siamo stati a Genova, che per quanto riguarda la street art, ha veramente molto da offrire. I murales, anche nei luoghi più impensati, stanno trasformando la città in un’autentica galleria a cielo aperto. A noi piacciono moltissimo: ci sembra che questa forma d’arte colorata riesca ad addolcire il grigiore urbano, infondendo una ventata di creatività in una realtà altrimenti un po’ monotona. E poi troviamo super interessante visitare le città in maniera alternativa, in caso contrario abbiamo l’impressione di essere “turisti che si sono impacchettati da soli”.

Walk the line – dove il cemento diventa arte

Se siete amanti dell’arte urbana, preparatevi per un’avventura visiva straordinaria lungo la Sopraelevata di Genova (o via Aldo Moro). Qui, dove una volta c’era il grigio del cemento, è nata una sorprendente esibizione artistica, lunga oltre 3 chilometri, che si estende dal Porto Antico fino alla Lanterna. Si tratta di 100 piloni reinterpretati da 100 artisti locali e internazionali. Si chiama Walk The Line ed è un progetto a cura di LinkinartPAGE Public Art Genoa e trasherz.org. I tre chilometri ce li siamo fatti tutti a piedi, in teoria sotto l’acqua, ma camminando sotto la strada (c’è il marciapiede, non preoccupatevi!) non ci siamo bagnati.

Ci sono piloni dedicati a personaggi famosi (Sherlock Holmes), uno per la festa della donna dell’8 marzo, diversi parlano di salvaguardia e rispetto dell’ambiente, altri di inclusione, di speranza e c’è anche una ninfa e un Jeeg Robot d’acciaio del genovese Christian Blef. Uno dei miei preferiti è “Restiamo umani” del leccese Checkos Art e lo trovate vicino a Palazzo San Giorgio. Voglio segnalarvi anche Dado, artista bolognese di writing, uno stile che non mi piace ma… qui, quello che sembra di mazzo di fiori rosa, è in effetti la sua firma.

On the Wall: quando l’Arte Rigenera

Nel cuore del quartiere Certosa di Genova, è sorto un progetto ambizioso e toccante chiamato “On the Wall”. Quest’iniziativa di street art è nata con l’intento di trasformare il tessuto urbano in un autentico museo a cielo aperto per una comunità tragicamente colpita dal crollo del ponte Morandi. Da non perdere. Per arrivare a Certosa il metodo più veloce è in metropolitana: prendete la direzione Brin e scendete al capolinea. In alternativa si può arrivare con il bus nr 7 (come ho fatto io) e scendere alla fermata Fillak 4/Certosa.

Nel quartiere Certosa un gran numero di facciate di edifici sono diventati una tela urbana su cui dipingere la rinascita e la resilienza. I murales sono bellissimi e tutti diversi fra di loro. Quello più toccante è quello rappresentante Paolo Villaggio / Fantozzi, che era originario di Genova. L’opera è di due artisti siciliani, Rosk & Loste, ovvero Maurizio Giulio Gebbia e Mirko Cavalletto. Fantozzi ha uno sguardo serio, forse preoccupato, e se ci fate cosa il suo ritratto fissa il ponte Morandi, ormai ricostruito.

Fantozzi

Gli altri murales sono:

Grazie ai vigili del fuoco di Drina A12 e Giuliogol, come ringraziamento per quello che hanno fatto quando è crollato il ponte e per quello che fanno tutti i giorni.

Amore e Psiche, di Ozmo, è una bella rivisitazione del quadro di Canova. Si trova fra via Canepari e via Jori, dove inizia Via Walter Fillak.
Liberi di perderci di Macs (Antonello Piccinino,di Lanciano) in Piazza Petrella. Un invito al viaggio e vivere il presente, lasciandoci alle spalle la superficialità. Lo riconoscete dall’auto rossa.

Wall painting di Agostino Iacurci, in via Certosa. Ispirata ai palazzi genovesi con abitanti che si intravedono e che hanno sembianze vagamente africane.

Decostruzione/Ricostruzione di Greg Jager, sui muri della scuola media Andrea Caffaro. Si fatica ad ammirarlo nella sua completezza, ma ho letto che c’è un punto preciso dove questo è possibile ed è indicato da una freccia. Io non l’ho trovato.

Le acciughe fanno il pallone di Caktus & Maria, sempre in via Certosa. E’ un’opera dedicata al mare ed ispirata alla famosa canzone di Fabrizio de André.

Antica via del nuovo cerchio di Gola Hundun di Cesena è li vicino ed è dedicato alla natura. Una montagna, alberi e felci e alcuni animali stilizzati come ricordano quelli dell’arte parietale del neolitico.
Certosa Freestyle di Geometric Bang. Come dice il suo nome d’arte, i suoi disegni sono geometrici. Su questo immenso murales (uno dei miei preferiti) troviamo in maniera stilizzata personaggi tutto il quartiere Certosa: personaggi, gatti e oggetti vari.

Untitled di Blef è di fronte al murales dedicato a Paolo Villaggio. Blef è un writer e fra le lettere colorate troverete la sua firma.
Untitled di Zedz (Ronald van der Voet), street artist olandese trapiantato in Italia, non l’ho trovato nonostante le indicazioni: in via Campi, vai sotto il ponte della ferrovia, attraversa la strada e prendi il ponte pedonale che attraversa il fiume.

Il contadino di Rame13 è nella piazzetta. Ricorda il passato agricolo del quartiere, che un tempo stava fuori dalle mura della città di Genova.

I topi che parlano genovese, Bansky-style

i topi di genova, stevo
Stevo con uno dei suoi topi

Durante la pandemia Bansky ha disegnato topi – una serie di topi giocherelloni in smart working, che mettono tutto in disordine. Anche nella scena della street art di Genova ci sono dei topi, ma parlano il dialetto genovese – e non sono opera dell’artista britannico. Dietro i topi di Genova c’è l’artista Stevo, che li ha disseminati nei carruggi e nelle vie del centro. Questi non sono graffiti ma stencil e sono “comparsi” in un momento preciso, la sera prima dell’inaugurazione della mostra di Bansky a Genova – come se volessero dargli il benvenuto.

E così siamo andati a caccia di topi, senza una cartina o degli indirizzi. Abbiamo girato per i carruggi, finendo anche in quelli più malfamati, fino a trovarne alcuni. Tra questi, via Maddalena, e ci siamo trovati attorniati da prostitute e personaggi loschi. Vi do un indizio per trovarne alcuni: cercate Vico di Portavecchia. Guardate in basso, negli angoli: i topi stanno per terra.

Serrande Dipinte – l’arte che trasforma le barriere in comunicazione creativa

Sebbene la street art sia spesso associata alle pareti dipinte, in molti luoghi – come a Genova – non è così. Qui i murales non si limitano solo a muri e facciate, ma finiscono anche a decorare delle serrande commerciali. Oltre ad abbellire le vie, una volta chiusi i commerci, servono anche a comunicare a attirare l’attenzione di potenziali clienti. Insomma, una sorta di connubio fra street art e comunicazione pubblicitaria. E per chi visita, ogni strada diventa un percorso artistico da esplorare o un’attività da scoprire.

Un’altra particolarità sulle serrande di Genova: street art sulle saracinesche dei beni confiscati alla mafia. Ecco, non ce l’aspettavamo, la mafia a Genova, o meglio, non di queste dimensioni. Diamo i numeri? 96 beni, di cui 43 nel quartiere della Maddalena. Grazie a LiberaLiguria è possibile identificarli grazie ai colori vivaci e alle scritte – trasformandoli così in testimonianze tangibili di una lotta contro la criminalità organizzata. In via Maddalena ne abbiamo visti davvero molti, ma circondati da prostitute e personaggi poco accoglienti, non abbiamo osato fotografarli.

Qui mi è venuta voglia di tornare a mangiare

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