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Centocampi (Gambarogno): gli ultimi tetti di paglia del Ticino

Siamo tornati nel Gambarogno, una regione che a noi piace moltissimo e che – se consideriamo gli incontri che facciamo di solito – davvero poco frequentata. Fin’ora di ticinesi ne abbiamo visti pochissimi, e a volte proprio nessuno. Il motivo non ci è noto: stretta fra lago e montagna, la regione del Gambarogno offre davvero molto – sia in termine di visite che di escursionismo. Certamente è più impervia delle valli vicine (Valle Maggia e Valle Verzasca), ma non ha certo meno fascino. Oggi la nostra destinazione è stata quella dei Centocampi, o Monti di Caviano – che si raggiungono unicamente a piedi.

Sempre nel Gambarogno, in questa zona sospesa tra lago e montagna – tutta da scoprire con i bambini – abbiamo provato l’interessantissimo Percorso dello Yoga di Vairano, ci sono le Bolle di Magadino, il sentiero educativo “Tra monti e lago” che vi porta da Dirinella a Contone, il Parco botanico del Gambarogno a San Nazzaro, il nucleo incantevole del villaggio di Indemini ed i Monti di Caviano (Centocampi) con le sue ultime costruzioni rurali con i tetti di paglia. Solo per citarne alcuni…

La passeggiata per i Centocampi (Monti di Caviano)

scaiano, gambarogno
Scaiano, vista sul lago

Abbiamo iniziato la nostra escursione partendo da Scaiano , che è una frazione di Caviano e si trova quasi a ridosso del confine con l’Italia. Appena arrivati in paese ci sono parcheggi gratuiti sotto il vecchio nucleo, ed una volta entrati nel nucleo una fontana con acqua fresca. Riempite le borracce perché poi non troverete altra acqua fino a Centocampi.

Il nucleo di Scaiano (331 m) è un gioiellino: vicoli stretti e costruzioni in pietra, fiori rampicanti sui muri – sembra un luogo dove il tempo di è fermato e ci ritroviamo a parlare sottovoce per paura di disturbare. Entrati nel nucleo guardate il nome delle viuzze: presto troverete una placchetta rossa indicante il “Sentiero Cento Campi”. Imboccatelo e salite oltre il paese. Qui troverete uno spiazzo con una grande H dove possono atterrare gli elicotteri: sulla sinistra inizia una strada sterrata, mentre davanti a voi c’è una ripida scala.

Il percorso più breve è quello della scala, ma sappiate che da questo momento tutta la passeggiata sarà in ripida salita, alternando vecchi gradini ad arduo acciottolato. E così lo sarà per un’ora… insomma, un sentiero dove sputare “lacrime, sangue e sudore”. Io non sono minimamente allenata ma il resto della famiglia sì – ebbene solo il bimbo ha trovato la salita piacevole. In ogni caso vi lascio i dati del Garmin: 12’000 passi e 93 piani di scale, poi valutate voi. Una volta arrivati, vi troverete però in un luogo incantato, che vi ripagherà di tanta fatica.

Un’alternativa meno sfiancante

salendo lungo le scale dei monti di caviano
Ecco uno dei motivi per scegliere l’alterativa…

Volete fare meno fatica? Si può… Questa alternativa che vi propongo l’abbiamo sperimentata al ritorno, perché proprio non ci andava di “spaccarci le ginocchia” di nuovo su tutte quelle scale. Ai Centocampi abbiamo chiesto informazioni (rigorosamente in tedesco) ai villeggianti e ci hanno suggerito una variante, ma io ve la racconto al contrario, come se doveste ancora salire.

Alla piazzola dove si posa l’elicottero c’è una strada sterrata, con una sbarra – che quando siamo arrivati noi era aperta. Potete percorrere a piedi questa strada, che sale dolcemente a tornanti fino ad un parcheggio. Personalmente l’ho trovata noiosa e per nulla interessante, ma certamente meno faticosa del percorso che abbiamo scelto noi (però anche più lunga). Dal parcheggio inizia l’ultima parte di sentiero verso i Monti di Caviano, che è ovviamente ripido ma abbastanza breve – insomma una ventina di minuti.

Non abbiamo capito invece se in auto tutti hanno accesso alla sterrata, che comunque necessita di una guida 4×4. Dal cartello posto all’inizio, sembrerebbe di no – a meno di possedere un’abitazione sui Monti di Caviano oppure un’autorizzazione da parte del comune di Gambarogno. Nel caso vogliate scegliere la via motorizzata, vi consiglio di telefonare e chiedere. Qui trovate i contatti dell’amministrazione comunale.

I Centocampi (o Monti di Caviano)

monti di caviano mucche grigie
Una delle rare mucche grigie

Usciti dal bosco siamo arrivati ai Centocampi… una terrazza incantevole posta a 695 metri sopra il livello del mare e con vista panoramico sul lago Maggiore. I Centocampi si chiamano anche Monti di Caviano, ed in passato erano un alpeggio intermedio. Improvvisamente ci sono prati ovunque e mucche che pascolano, con i loro vitellini; leggiamo che sono mucche grigie, una specie di antiche origini e ormai rara – ed un cartello ci invita a tenerci a distanza. L’avremo fatto comunque, viste le recinzioni elettrificate.

C’è anche un piccolo nucleo di rustici ben ristrutturati, dove credo non viva nessuno permanentemente. Le viuzze sono strette e tre bambini giocano a nascondino. Una coppia arriva portando delle grosse borse contenente un corno delle alpi. Quasi tutti i rustici sono occupati e qualcuno deve essersi portato le galline in vacanza perchè le sentiamo razzolare dentro un pollaio. Un cartello ci indica che in una casa si vende del miele locale – ma vista l’ora di pranzo non ci sembrava il caso di disturbare.

Pic nic sui monti

vista sul lago maggiore dai monti di caviano
Cantocampi (Monti di Caviano)

Siamo arrivati ai Monti di Caviano stanchi e affamati, ed abbiamo deciso che i tetti di paglia potevano attendere. Una panchina di legno posta sotto un castano secolare dall’ampio tronco ci ha invogliato a fermarci subito e consumare il nostro pic-nic. Il nostro è stato un pranzo con vista panoramica, sulle mucche e sul lago. Pochi passi oltre la panchina c’è una fontana di acqua freschissima.

Dopo pranzo siamo andati a cercare la stalla con i tetti di paglia del Gambarogno, ed allora ci siamo accorti che avremmo potuto mangiare i nostri panini lì all’interno, dove c’è un tavolo e due panche – oltre alla solita splendia vista. Il bambino ha prontamente tolto dallo zaino il coltellino svizzero e affettto pane e salame, perchè in un posto così unico bisogna proprio mangiare. Ricordatevelo, se volete evitare lamentele!

La leggenda dei Centocampi

Scaiano, all’inizio del sentiero

Il nome Centocampi (scritto anche Cento Campi) nasce da una leggenda dalle mille sfumature legata a questo territorio del Gambarogno. Ve la racconto come me l’hanno detta, ma se chiedete in giro sicuramente non sentirete la stessa. I protagonisti sono due: il Diavolo ed un sagrestano con il sogno di trasformare in terre arabili quei campi di rovi e sterpaglie sui Monti di Caviano.

Pare che un giorno il sagrestano borbottò: «Darei la mia anima al diavolo, per riuscirci!». Improvvisamente il Diavolo gli si parò davanti e gli propose uno scambio: la sua anima per 100 campi arati e pronti per essere coltivati. in una sola notte, prima del rintocco della campana del mattino. Il sagrestano accettò ed il Diavolo si mise subito all’Opera. Il pio uomo si pentì subito ma cosa poteva fare? Passò una notte insonne, mentre il Diavolo lavorava alacremente. Al mattino i cento campi erano quasi arati. Allora suonò la campana in anticipo e il Diavolo sparì.

Gli ultimi tetti di paglia del Canton Ticino

La stalla dal tetto di paglia, gambarogno
La stalla dal tetto di paglia

Sui Centocampi dei Monti di Caviano in passato si coltivava la segale, ed è per questo motivo che molte cascine erano ricoperti da “tetti di segale”, anche se ora li si chiama più volgarmente “tetti di paglia”. Nel Gambarogno, come in Valle Verzasca, era solito ricoprire i fienili e le stalle con questo materiale… e se volete farvi un’idea di come erano veramente, rimane un solo posto in Ticino: i Centocampi. Qui, grazie all’Ufficio del Turismo del Gambarogno, è stata rifatta l’intelaiatura in legno in due costruzioni, ed una è stata ricoperta da fascine di segale.

Entrati nel nucleo dei monti di Caviano seguite per alcune decine di metri il sentiero che porta al Rifugio Alpe Caviano, poi troverete sulla vostra destra le due costruzioni – inserite proprio all’interno del nucleo. Mio figlio è rimasto a bocca aperta, poi si è posto mille domande, fra cui la durata di questi tetti, e perché fossero così spioventi. Alcuni gradini vi invitano ad entrarci, quindi non esitate... troverete tutte le risposte, e vi accorgerete anche che al piano interiore si tenevano gli animali, mentre in quello superiore il fieno.

Ma come venivano costruiti i tetti di paglia?

centocampi, tetti di paglia sui monti di Caviano
All’interno dei tetti di paglia

All’interno ci sono pannelli illustrativi molto chiari (in italiano ed in tedesco), alcune vecchie foto ed una cartina che vi spiega quali (e quanti) edifici in origine avevano i tetti in paglia. Ovviamente ci sono anche tutte le informazioni riguardo alle tecniche di costruzione. La segale, quella con steli lunghi 1.80 m, veniva raccolta a mano, fatta seccare e battuta per togliere tutti i chicchi di grano (altrimenti i topi farebbero festa grande), e poi legata in fascine o covoni. Questi venivano inseriti uno sotto l’altro a lisca di pesce e infine legati a piccole travi, poste in modo orizzontale.

Vi lascio con la soluzione del dilemma di mio figlio: i tetti vanno rifatti ogni anno? Marciscono? Sarebbe logico dire di sì, ma non è così… hanno una durata lunghissima, anche 40 anni. Meglio di un tetto moderno! Erano costruiti con grande pendenza, così che l’acqua potesse scorrere a terra facilmente, limitando i danni. Climatizzazione? Già inclusa: i tetti in segale sono perfetti in tutte le stagioni: in estate si sta al fresco ed in inverno al calduccio. L’unico accorgimento necessario – chiamiamola pure manutenzione – è quella di controllare ogni anni i tetti e sostituire i covoni danneggiati dalle intemperie. Vi interessano i numeri? Servono 30 fasci di segale per metro quadrato.

 

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