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Fortini della Fame (Camorino): una bella camminata con bambini

In una giornata dal tempo incerto decidiamo di mettere le k-way nello zaino per andare a scoprire uno dei tanti sentieri didattici che il nostro territorio offre. La scelta cade su quello dei “Fortini della fame” a Camorino. Si tratta di un suggestivo percorso di due ore circa, con un dislivello limitato, che porta a scoprire i forti edificati nel 1853 lungo la linea di difesa Dufour. Una gita interessante dal punto di vista storico e culturale, che ci ha permesso di scoprire una zona del Ticino che conoscevamo poco e che ci ha stupiti positivamente. Tra boschi e vigneti, in parte su strada asfaltata, in parte su sentiero, il percorso porta a scoprire i 5 “Fortini della Fame” accompagnati da una bellissima vista sul Piano di Magadino.

Ci rechiamo a Camorino con l‘Autopostale e ci imbocchiamo nel sentiero che inizia nelle vicinanze della Banca Raiffeisen di Camorino. Superata la banca si arriva al torrente Riale Grande dove si trova anche il primo pannello esplicativo. Vale la pena dedicare un momento per collocare storicamente questa vicenda.

Un po’ di storia: perché si chiamano i “fortini della fame”?

La storia dei Fortini della Fame si svolge nella metà dell’Ottocento, quando l’Europa si trova attraversata da un’ondata di moti rivoluzionari con aspirazioni liberali e democratiche. Il Ticino (libero e democratico a sua volta) simpatizzava per gli italiani che lottavano per l’affrancarsi della dominazione austriaca. Per questo motivo si trova accusato di dare asilo politico agli esuli. Quando la Confederazione Elvetica espulse 22 frati Cappuccini lombardi accusati di spionaggio a favore degli austriaci, questi ultimi per rappresaglia, chiusero le frontiere.

A questo punto migliaia di ticinesi che migravano in Lombardia per lavorare si trovarono allontanati dall’Italia, senza impiego e ridotti alla fame. Da qui il nome delle torri. Infatti, per fronteggiare la crisi e ridare lavoro ai ticinesi, il Cantone varò una serie di opere pubbliche tra cui la costruzione di una linea fortificata nel territorio di Camorino, della quale fanno parte per l’appunto i “nostri” 5 Fortini della Fame .

E adesso basta con la storia…. meglio tornare nel ventunesimo secolo con gli scarponcini ai piedi! Ad ogni modo, per chi fosse interessato ai dettagli della vicenda, nei pressi di ogni forte si trova un pannello esplicativo che passo passo porta i visitatori a scoprire tutta la storia che gravita attorno a queste edificazioni.

A piedi alla ricerca dei 5 fortini della fame

Quindi, posteggiata la macchina seguendo la strada cantonale e salendo in direzione Montagna si raggiunge la prima Torre (Torre Ai Scarsitt). Completamente restaurata, contiene uno spazio espositivo e dà la possibilità di accedere al suo interno. Vale la pena fare un giro nel prato che circonda l’edificio perché la vista sul Piano di Magadino é davvero bellissima.

Proseguendo sempre lungo la strada asfaltata si raggiunge la seconda Torre (Torre Ai Munt), anch’essa in posizione dominante sulla regione e risanata con l’aiuto del Cantone. Lasciato questo fortino, dopo pochi metri scopriamo un ampio prato sulla sinistra della strada, nascosto da una siepe, ma segnalato da un cartello con l’indicazione “punto panoramico”. Infatti il panorama verso il Pizzo Claro ci lascia a bocca aperta. Il luogo ben si presta per chi volesse fare un pic nic (magari sulla via del rientro?) poiché dispone di numerose panchine e di un tavolo di pietra.

Ritorniamo sulla strada asfaltata e ci incamminiamo in direzione del bosco seguendo l’apposita segnaletica. Quando incontriamo il cartello “Terzo Fortino” lasciamo la strada e deviamo verso destra in un boschetto, dove troviamo la terza Torre (Torre Al Mött del Riaa). E’ l’unica a un piano, intatta fino agli anni trenta quando un incendio doloso ne distrusse il tetto e l’interno. Qui la vista spazia verso Bellinzona e i suoi castelli.

Ci avviamo nuovamente lungo la strada asfaltata e dopo poco le indicazioni ci fanno imboccare un sentiero nel bosco…. o meglio: una scalinata nel bosco. Raggiungiamo così la quarta Torre (Torre al Sass dal Camosc) costruita su un poggio con una vista che spazia dal locarnese alla Riviera. A quanto pare neppure gli anziani ricordano di averla mai vista con il tetto, la scala e il ballatoio interno. A noi è quella che è piaciuta di più, per il magnifico contesto naturale in cui è inserita. Nei pressi del forte troviamo un ampio pannello con la denominazione geografica dei monti circostanti e approfittiamo per un rapido ripasso .

Continuiamo il nostro cammino nel bosco e ci troviamo ad attraversare i binari del montacarichi che a suo tempo era servito per la costruzione della centrale idroelettrica della Morobbia. In questo punto il percorso incontra quello della “Via dell’Acqua”.  Passiamo quindi sotto uno dei grandi tubi che portano l’acqua a valle e raggiungiamo l’ultima torre (Torre al Pian di Bur). Questa torre conserva la sua struttura originale poiché è l’unica a non essere mai stata manomessa.

Il ritorno a Camorino

Da qui il sentiero dei Fortini della Fame ci riporta sulla strada asfaltata, che percorriamo a ritroso per rientrare a Camorino. A questo punto decido di andare alla ricerca del Parco Motto Grande, una piccola riserva naturale comprendente un parco giochi e un biotopo. Lo trovo facilmente quando giungo nei pressi del torrente Riale Grande. Qui anziché continuare a scendere verso destra (in direzione della partenza) imbocco Via Al Mòtt. In poco meno di cinque minuti (a piedi) raggiungo il mio obiettivo.

Si tratta di un parco giochi inserito in un bellissimo ambiente: un vasto prato, una zona d’ombra sotto gli alberi con tavoli e panchine per pic nic e il biotopo con le sue piante acquatiche, le rane i i girini. Insomma, se volete far divertire ancora un po’ i vostri bambini vale proprio la pena andare a cercare questo piccolo paradiso nascosto nel bosco.

 

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