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L’Aerogravity di Milano con bambini, per spiccare il volo

“Mamma, vorrei volare, come fanno gli uccelli. Si può?”. Già, se solo fosse possibile. E allora Jenny mi ha parlato dell’Aerogravity a Milano, il più grande centro di indoor skydiving al mondo. Che faccio, prenoto?

Cerco il sito e vedo che i pacchetti comprendono istruzione e due minuti di volo. Solo due? 120 secondi di volo mi sembrano pochissimi. Esito… La domanda mi sorge spontanea: ma ne varrà la pena? Decido di andare più a fondo, e scopro che due minuti nel simulatore di caduta libera corrispondono a due lanci con il paracadute da 4500 metri. Visti da questa prospettiva due lanci sono davvero tanti. L’età minima per i bambini è 4 anni – quindi va bene, mio figlio di anni ne ha 8. Prenoto!

Le prime impressioni dei bambini entrando all’Aerogravity

Arriviamo alla stazione di Rho Fiera, chiediamo indicazioni e troviamo quasi subito il palazzo rosso dell’ Aerogravity. Saliamo al secondo piano e vediamo subito quel grande tubo di cristallo alto otto metri dove si simula la caduta libera. Ci sono degli istruttori che si dilettano con delle spettacolari evoluzioni. Stefano li guarda a bocca aperta. Poi dice: “che forza, si possono fare le capriole nell’aria. Le voglio fare”. Entra un altro bambino: “Wow, ma come fanno? Non ne vedo l’ora!” E così via.

Noi genitori siamo invitati a fare il “check-in” per i nostri figli sui tablet dell’Aerogravity. Intanto entra un gruppo nella saletta antistante al tunnel del vento – ci sono sia bambini che adulti.  Mentre aspettiamo il nostro turno e l’istruttore (o l’istruttrice) li osserviamo muovere i primi “passi” nell’aria. Si vedono tanti sorrisi e facce soddisfatte… ci si emoziona già a vedere gli altri!

La fase di preparazione al volo

Arriva l’istruttore del gruppo, che si chiama Luca, ma di istruttori ce ne sono una dozzina. Sono tutti paracadutisti esperti, fra cui 4 campioni italiani e 3 campioni del mondo. Luca chiama a raccolta il suo gruppo, fa scendere i partecipanti al piano di sotto, e inizia la fase del briefing.

Il motto dell’Aerogravity è “Everyone can fly” e come te lo spiega lui, ti fa credere che anche gli asini possano volare. Riassumendo, ma neppure tanto, ecco le istruzioni: svuotate le tasche, state rilassati con le braccia in avanti e visto che nel tunnel non si può parlare (vi spiego il motivo nel capitolo “i consigli di Stefano”) imparate questi tre gesti.

  1. Pollice in su: tutto ok, continua così
  2. Pollice in su e mignolo in giù: rilassati, sei troppo teso
  3. Indice sotto il mento: alza la testa e tienila sollevata

Fine del briefing! Ogni partecipante riceve una tuta rossa, degli occhialini, un casco e dei tappi per le orecchie. Poi si sale al piano di sopra.

L’esperienza indimenticabile del volo libero

Si vola grazie al getto d’aria mosso dalle turbine, oggi ad una velocità oscillante fra i 180 e i 215 km orari. La cosa che mi ha sorpreso di più è che in posizione eretta, si sta in piedi – mentre basta piegare le gambe e creare attrito contro l’aria che ci si alza in volo.

L’esperienza del volo è divisa in due momenti da un minuto ciascuno, dove l’istruttore fa entrare ad uno ad uno i partecipanti. La prima volta ti aiuta a volteggiare a circa 1 metro e 70 di altezza, e serve a prendere confidenza con l’aria. Si fanno tante giravolte ad altezza bassa e si cerca di assumere la posizione più idonea al volo.

Il secondo momento è quello dove invece l’adrenalina scorre veloce nelle vene… insomma, il momento del volo vero. Aiutato dall’istruttore, ci si alza in volo a spirale fino a raggiungere la cima del tunnel per poi ridiscendere verso il fondo… e rivolare di nuovo in alto, come un uccello. Guardate il video e capirete. Alla fine gira un po’ la testa, ma Stefano dice che è stata l’esperienza più incredibile della sua vita…

I consigli di Stefano per i bambini

  1. Indossa dei vestiti comodi e leggeri, altrimenti con sopra la tuta muori dal caldo. Il termometro all’interno del tunnel di volo segna 31 gradi, e tu hai un doppio strato di abiti addosso.
  2. Ai piedi mettiti della scarpe da ginnastica, possibilmente con i lacci. E chiudile bene, perché se volano via non so poi se riescono a ripescartele. E non vuoi tornare a casa a piedi nudi.
  3. Non aprire la bocca mentre voli. Ti si riempie d’aria e non riesci più a buttarla fuori. Io al primo volo ho detto “wow” e mi sono rimaste le guance gonfie come un pesce.

Articolo pubblicato il 23.11.2018 sulla rivista Extrasette, l’inserto del Corriere del Ticino.

 

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